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Europa e cultura – quali opportunità di finanziamento per il periodo 2014-2020?

Culture

Come articolare l’investimento culturale all’interno di una più ampia logica di sviluppo e crescita dell’Europa? Che risorse offre l’Unione Europa? Quali le opportunità per l’Italia?

Queste le tre domande a cui KEA European Affairs ha cercato di rispondere con un contributo apparso nel Rapporto Annuale Federculture 2013, pubblicato lo scorso luglio.

Nell’ottica di una strategia di sviluppo europea proiettata verso una crescita intelligente, sostenibile e solidale (Strategia UE 2020), agli operatori culturali e decisori politici spetta la sfida di dimostrare come la cultura possa contribuire a un tale percorso di crescita. Gli esempi non mancano : la cultura e, in particolare, le industrie culturali e creative (ICC) contribuiscono allo sviluppo di nuove forme di innovazione non tecnologica. Basti pensare al design, e al valore aggiunto che questo genera in prodotti e servizi che incorporano in maniera più fedele i bisogni del consumatori finali, o al branding come asset chiave nelle strategie di differenziazione o ancora alla cultura come fonte di rinnovamento dell’immagine ed economia dei territori. Inoltre, essendo il capitale « intellettuale » la principale risorsa del settore, le ICC poggiano su dei modelli di business a basso impatto ambientale, a favore di una crescita sostenibile. Infine, in un mondo sempre più globalizzato e multiculturale, lo scambio e il dialogo tra culture diverse diventa imprenscindibile per una crescita solidale. La cultura, quindi, non é (soltanto) un settore economico che contribusce all’occupazione e alla crescita in Europa (circa 6 milioni di posti di lavoro e quasi il 3% del PIL, fonte : KEA, The Economy of Culture in Europe, 2006), ma anche fonte di tutta un’altra serie di effetti (i cd. « spillover effects ») che contribuiscono indirettamente a processi di rinnovamento economici e sociali.

Forti di una visione che caratterizza la cultura come risorsa per una nuova crescita europea, é logico guardare alle risorse finanziarie europee al di là del programma dedicato « Europa Creativa », il programma che mette insieme Cultura e MEDIA per il prossimo periodo di programmazione 2014-2020, con un budget complessivo di circa 1.3 miliardi di euro.

Il saggio offre dunque una panoramica dei nuovi programmi 2014-2020, che offrono:

– opportunità di finanziamento “diretto”, come Europa Creativa per progetti di scambio culturale ma anche, a partire dal 2014, per la sperimentazione di nuovi business model o, ancora, per beneficiare di un accesso facilitato ai prestiti bancari;

– opportunità di finanziamento “indiretto”, grazie alla graduale apertura di programmi come COSME (per le PMI) e Horizon 2020 (per Ricerca e Innovazione) a progetti ad alto potenziale innovativo, che fanno della cultura fonte di innovazione (tecnologica e non) e di competitività, soprattutto a favore delle PMI; o ancora attraverso la Politica di Coesione e i Fondi Strutturali, in grado di sostenere azioni che integrano la cultura in una logica di sviluppo e innovazione territoriale, a beneficio delle regioni europee;

– opportunità di sostegno “trasversale”, attraverso una serie di iniziative della Commissione Europea volte a creare delle policy adeguate al settore. Tra queste troviamo il gruppo di esperti per l’internazionalizzazione delle ICC (che fornirà delle raccomandazioni su misure da adottare per una maggiore internazionalizzare del settore), l’Alleanza Europea delle Industrie Creative (AEIC) che ha l’obiettivo di identificare delle misure di supporto innovative in tre ambiti (accesso ai finanziamenti, spillover effect e cooperazione tra cluster) e European Creative Districts, iniziativa che accompagnerà fino al 2015 la Vallonia e la Toscana (le due regioni selezionate) nel passaggio da un’economia industriale a un’economia creativa a forte potenziale innovativo.

 

La metropoli di Nantes offre uno dei migliori esempi di sviluppo economico e sociale basato su un’uso strategico dei Fondi Strutturali per interventi artistici, culturali e di rinnovamento urbano.. Negli ultimi vent’anni anni la metropoli francese si è posta come obiettivo di riabilitare un vasto territorio precedentemente utilizzato come sito industriale, affinché i cittadini potessero riappropriarsi di quest’area rimasta abbandonata dopo la chiusura del cantiere navale nel 1980. Il Quartier de la Création di Nantes, uno dei principali simboli di questo progetto di rigenerazione creativa, si trova appunto in un’ex-area industriale di 15 ettari situata sull’Île de Nantes, di fronte al centro della città. L’area è stata interamente rinnovata grazie a una politica lungimirante che ha messo l’arte e la cultura al centro di un processo di riqualificazione urbana, sviluppo locale, coesione sociale e branding al fine di attirare imprese creative, investitori, turisti, studenti nonché gli abitanti locali. Il Quartier de la Création è dunque il risultato “naturale” di una nuova visione per lo sviluppo della città alimentata da sperimentazioni artistiche iniziate negli anni ‘90.

 

Altrettanto interessanti sono i progetti supportati da altri programmi europei, tra cui KiiCS, finanziato dal programma FP7 (Horizon 2020, a partire dal 2014) che ha l’obiettivo di identificare le migliori misure di incubazione che possano accompagnare lo sviluppo di idee creative nate dalla collaborazione tra scienziati e creativi, o i progetti di digitalizzazione del patrimonio culturale (Digitising Contemporary Art, 3d-icons, Partage plus – Digitising and Enabling Art Nouveau for Europeana, …) finanziati dal programma CIP (ossia il futuro COSME dal 2014).

 

L’Italia, per la sua « rinomata creatività » e « capacità di creare le cose belle che piacciono al mondo” (Giuliano Amato, Stati Generali della Cultura, Novembre 2012) ha un enorme potenziale da sfruttare, a beneficio del Paese e dell’Europa intera. Diverse città, regioni e istituzioni culturali in Italia sono coinvolte in progetti europei, ma resta un problema di visione, priorità politiche e metodo. I Fondi Strutturali, per esempio, che rappresentano la principale fonte di finanziamento per la cultura nel Mezzogiorno italiano, hanno raggiunto percentuali di spesa minime (circa 0.8% del totale) per problemi legati alla programmazione delle risorse e gestione dei progetti, per altro a volte troppo focalizzati sulla conservazione del patrimonio culturale che potrebbe invece essere maggiormente valorizzato quale fonte di crescita e innovazione economica e sociale.

 

Se l’Italia si appropriasse e coltivasse la visione di una crescita intelligente, sostenibile e solidale, cogliendo le opportunità di finanziamento, scambio e apprendimento che il progetto europeo offre, sarebbe allora possibile uscire dall’impasse attuale e spingere l’Italia e l’Europa verso un nuovo Rinascimento culturale e un maggiore benessere per i cittadini.

 

Valentina Montalto

 

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